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Riciclo della carta: esportare i maceri è una “necessità ambientale”

Se esportare la carta da riciclare è una "necessità ambientale" lo è anche per Assocarta applicare le regole ambientali.

E' il commento ad una nota di Unirima secondo cui invocare "l’ambiente per applicare in modo surrettizio barriere protezionistiche all’export di macero è anacronistico, oltre che sbagliato da un punto di vista ambientale, commerciale ed economico".

Il settore della carta è consapevole che il mercato delle carte da riciclare è un mercato globale e ben conosce la concorrenza internazionale sui mercati internazionali con riferimento alla produzione cartaria. Più di 180 milioni di tonnellate di carta da riciclare sono impiegate nel mondo e la produzione di carta è di circa 400 milioni di tonnellate. Quindi mercati effettivamente globali per materie prime e prodotti finiti.

In questo senso, probabilmente, proprio i mercati dei servizi ambientali restano ancora oggi più influenzati da fattori "regionali": a questo proposito basti pensare alle norme europee e nazionali riguardanti la gestione dei rifiuti. Queste stesse norme prevedono, anche per quanto concerne l'esportazione, una serie di criteri da osservare.

Ad esempio l'art. 12 del regolamento UE n. 1013/2006 sui movimenti transfrontalieri dei rifiuti prevede che l'operazione di recupero nel paese di destinazione sia effettuato con modalità equivalenti a quelle previste dal paese di spedizione.

L'art. 181 del TUA, con riferimento ai rifiuti da raccolta differenziata, fa riferimento alla loro libera circolazione, ma indica anche il fine di favorire il più possibile il recupero privilegiando il principio di prossimità' agli impianti di recupero. L'art. 16 del Collegato Ambientale (legge n. 221/2015) indica, nelle procedure di evidenza pubblica, l'esigenza di tener conto dei consumi di energia e delle risorse naturali (...) con l'obiettivo strategico di un uso più efficiente delle risorse e di un'economia circolare che promuova ambiente e occupazione.

Più che chiedere interventi protezionistici sull’export, si tratta invece di attuare norme ambientali già vigenti da molti anni, che nulla hanno a che fare con situazioni contingenti e che hanno l'obiettivo di mettere al centro proprio la competizione con le stesse regole. L'attuazione di queste norme, certamente insieme ad altri interventi, potranno mettere le imprese, nel loro complesso, in condizione di competere nel mercato globale, creando le condizioni per un rinnovato sviluppo industriale.

NOTA UNIRIMA del 28 marzo 2017

http://associazione-unire.org/index.php/unire/entry_p/News/news/16803/23%7C

nella foto: FISE UNIRE ad ECOMONDO 2016

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