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Pesce: aumentano consumi e importazioni

 

La filiera italiana dell’acquacoltura è pronta alla sfida e si dà appuntamento ad AquaFarm 2018

 

Tra il 2015 e il 2016 si è registrato un aumento del 2% nel consumo dei prodotti ittici procapite in Italia, che è molto vicino ai 26 chili a persona. A metterlo in evidenza sono recenti dati forniti dalla FAO. Sembra dunque ormai definitivamente alle spalle la flessione che si è osservata negli anni più neri della crisi: questo, infatti, è il terzo anno consecutivo che il consumo di prodotti ittici registra un segno positivo.

 

Diminuisce l’autosufficienza

In quest’ambito, l’Italia si colloca abbondantemente al di sopra sia della media europea (UE28), che è di 22,5 chili, sia di quella mondiale, che si attesta poco al di sopra dei 20 chili. Anche per far fronte a questa maggior richiesta di prodotti ittici, è in crescita l’aumento della dipendenza dall’estero.

Tutti gli anni il WWF calcola il giorno in cui ogni Paese europeo termina di essere autosufficiente per i propri consumi ittici. Nel 2017 in Italia ciò si è verificato il 1° aprile, tre giorni in anticipo rispetto al 2016. Lo stesso è accaduto in molti altri Stati europei. Considerando infatti la UE28, la produzione interna si è esaurita il 6 luglio (nel 2016 era avvenuto il 13 luglio).

 

Si potrebbe ridurre la dipendenza dall’estero

Se da un lato la produzione da pesca è in continuo calo nell’Unione Europea (le varie specie di tonno e le sardine registrano crolli a due cifre), dall’altro l’acquacoltura prosegue a crescere, sebbene al momento non riesca a compensare. Secondo i dati di Confagricoltura, nel nostro Paese il settore è in espansione come numero di aziende: infatti, ve ne sono ormai 3.007 (+2,7% in confronto al 2016). Nell’arco degli ultimi due anni la produzione, che agli inizi degli anni Duemila era decisamente più elevata, si è stabilizzata tra le 140mila e le 150mila tonnellate.

Vi sarebbe dunque margine per ridurre la dipendenza dall’estero, perlomeno per le specie allevabili nelle acque italiane. La chiave per una crescita marcata sta nella domanda interna, che si è sempre contraddistinta per il suo andamento ondivago nei confronti dei prodotti da acquacoltura nazionale. Così, spesso a guadagnarci sono state le importazioni da Paesi in cui l’allevamento di specie ittiche non viene sottoposto agli stessi controlli in vigore in Italia, ma che costano all’importatore nettamente meno (per il costo a carico dei consumatori ci sarebbe bisogno di un approfondimento).

 

Ad AquaFarm il punto della situazione

Non per questo, però, la filiera nazionale ha “deposto le armi” e ha scelto AquaFarm come appuntamento di riferimento. In calendario il 15 e il 16 febbraio 2018 a Pordenone Fiere, la manifestazione è organizzata con le partnership, rinnovate ed estese, di API (Associazione Piscicoltori Italiani) e AMA (Associazione Mediterranea Acquacoltori). Per informazioni e programma è possibile consultare il sito www.aquafarm.show.

 

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